
La mobilità internazionale dei lavoratori italiani rappresenta oggi una delle aree più delicate nella gestione del personale. L’invio all’estero di un dipendente, sia esso realizzato mediante trasferta, distacco, trasferimento di sede, assegnazione internazionale o assunzione locale, impone una valutazione preventiva non soltanto contrattuale e previdenziale, ma anche, e soprattutto, fiscale.
La domanda operativa che ci si deve porre è apparentemente semplice: il reddito del lavoratore inviato all’estero deve essere tassato in Italia, nello Stato estero o in entrambi i Paesi? La risposta, tuttavia, richiede un percorso tecnico articolato, fondato sull’analisi coordinata della normativa interna italiana, delle Convenzioni contro le doppie imposizioni, della durata della permanenza all’estero, della residenza fiscale del lavoratore, della presenza o meno di una stabile organizzazione del datore di lavoro e della concreta struttura contrattuale dell’assegnazione.

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