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Editoriali MySolution

Dal dato alla decisione: il commercialista come consulente direzionale e manager d’impresa

di Giuseppe Clemente | 29 Settembre 2026
Dal dato alla decisione: il commercialista come consulente direzionale e manager d’impresa

Dalla collaborazione tra UNGDCEC e MySolution nasce una pubblicazione dedicata al controllo di gestione e all’evoluzione del ruolo del Commercialista. Un percorso che, partendo dai dati economico-finanziari, porta il professionista sempre più vicino all’impresa, come consulente direzionale e supporto alle decisioni. Dal controllo di gestione al fractional CFO e al temporary management, metodo, specializzazione e conoscenza dei processi aziendali diventano le leve per creare valore e accompagnare le PMI nelle scelte strategiche.

La professione del Dottore Commercialista sta attraversando una trasformazione profonda, che va ben oltre l’innovazione tecnologica e l’automazione degli adempimenti. Anche grazie al grande lavoro dell’UNGDCEC che ha portato ad un costante dialogo con le Istituzioni, con le università e con il mondo imprenditoriale, sta cambiando la percezione che gli stakeholder hanno nei confronti della nostra professione: non più un semplice contabile, ma un professionista in grado di generare valore per l’impresa.

Una nuova concezione della professione

Il mandato che sta per chiudersi della Commissione di Studio “Controllo di gestione, cultura d’impresa e imprenditorialità” ha sempre posto al centro del suo lavoro questo cambio di paradigma, cercando di raggiungere due obiettivi ben definiti: da un lato intercettare i reali bisogni delle PMI italiane e, dall’altro, fornire ai colleghi gli strumenti necessari per cavalcare, e non subire, l’evoluzione della professione. 

Da questa consapevolezza, e dalla voglia di lasciare una traccia utile ai giovani colleghi, nasce la pubblicazione "Il controllo di gestione nella professione del commercialista", edita in collaborazione con MySolution e che sarà presentata durante il Convegno Nazionale UNGDCEC di Bari. Troppo spesso, nelle discussioni in Commissione e nelle varie occasioni di confronto offerte dall’Unione, ci si è soffermati su quanto la rappresentazione del commercialista fosse troppo sbilanciata su contabilità, fiscalità e adempimenti. Trattasi certamente di funzioni essenziali per la vita delle imprese, ma anche determinanti e ingombranti per la mole di dati elaborati e messi a disposizione dello Stato. Ma il ruolo del commercialista non può e non deve limitarsi solo a questo. La tempestiva elaborazione dei dati e le competenze acquisite nel percorso di studi e nella quotidianità ci consentono di poter esercitare quel ruolo di consulente direzionale, utile a far comprendere all’imprenditore ciò che sta accadendo e, soprattutto, a governare ciò che potrà accadere. 

Dal dato alla decisione

È nel passaggio dal dato alla decisione che il controllo di gestione assume un valore centrale. Budget, forecast, KPI, analisi degli scostamenti, marginalità, pianificazione finanziaria e reporting direzionale non sono meri esercizi tecnici: sono strumenti attraverso i quali i numeri diventano informazioni e le informazioni diventano decisioni. Il commercialista parte da una posizione privilegiata: conosce i dati economici, patrimoniali e finanziari dell’impresa, ne segue spesso l’evoluzione nel tempo e intrattiene con l’imprenditore un rapporto fiduciario difficilmente replicabile.

Un metodo costruito sui bisogni dell’impresa

Alla base del lavoro della Commissione vi è un’idea chiara e, forse, anche un po’ ambiziosa: costruire un metodo. Non un modello rigido, uguale per tutte le aziende, perché il controllo di gestione deve essere proporzionato alla dimensione, alla complessità e alla maturità manageriale della singola realtà.

Si può partire da un reporting essenziale e da pochi indicatori significativi, per evolvere verso budgeting, analisi della marginalità, contabilità per centri di costo e pianificazione. Prima degli strumenti viene però la diagnosi: comprendere il fabbisogno, analizzare i processi, ricostruire i flussi informativi e distinguere il problema dichiarato dalle sue effettive cause.

Diventa quindi essenziale lasciare la propria scrivania per “tornare in azienda”, pianificando una presenza continuativa, strutturata e partecipe. Significa confrontarsi con l’imprenditore e con i responsabili di funzione, conoscere produzione, vendite, acquisti, finanza e organizzazione, verificare la qualità dei dati e accompagnare l’attuazione delle decisioni. Il valore non risiede più soltanto nella correttezza dell’elaborazione, ma nella capacità di collegare un risultato economico alle cause operative che lo hanno generato e di trasformare l’analisi in azione.

In questa prospettiva cambia anche il rapporto con gli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili. Da spauracchio, percepito come l’ennesimo adempimento di uno Stato opprimente, ad occasione per costruire sistemi informativi capaci di intercettare tempestivamente squilibri, misurare la sostenibilità finanziaria e presidiare la continuità aziendale. 

Dal consulente al fractional CFO

Il percorso delineato dalla Commissione conduce verso forme più evolute di affiancamento. In molte PMI manca una struttura manageriale completa e il professionista può assumere, nel rispetto dei confini dell’incarico e delle responsabilità dell’organo amministrativo, un ruolo assimilabile a quello di fractional CFO: una funzione direzionale esterna, flessibile e proporzionata alle esigenze dell’impresa. Nei progetti di crescita, riorganizzazione, passaggio generazionale o risanamento, il rapporto può evolvere verso il temporary management. Non significa snaturare la professione, ma portarne competenze, indipendenza di giudizio e capacità di lettura economico-finanziaria dentro i processi di cambiamento. 

La specializzazione come futuro della professione

Ma non solo. L’evoluzione della professione deve portarci ad una seria riflessione circa il futuro degli studi professionali. Digitalizzazione, automazione e nuovi operatori comprimono progressivamente il valore delle attività maggiormente standardizzabili.

Le strade da percorrere, quindi, sono essenzialmente due. La prima, palesemente la peggiore, è avviare una competizione fondata esclusivamente sul prezzo. La seconda, invece, quella più sensata, vede le specializzazioni come chiave di successo. La concezione del commercialista che emerge dalla lettura del quaderno è quella di un professionista che non abbandona la propria identità tecnica, ma la utilizza come base per ampliarla: capace di leggere il passato, interpretare il presente e contribuire a progettare il futuro. In una PMI che spesso non dispone internamente di tutte le competenze manageriali, il Commercialista può diventare il punto di raccordo tra informazione economico-finanziaria, organizzazione e strategia.

Questo è il messaggio che la Commissione ha voluto affidare al suo lavoro: il controllo di gestione non è soltanto una nuova area di servizi, ma una diversa concezione della professione. Il passaggio dal commercialista “contabile” al commercialista consulente direzionale e, quando necessario, manager d’impresa non è una rottura con la nostra storia, ma una sua evoluzione coerente. Significa tornare vicino all’impresa, trasformare il patrimonio informativo che già possediamo in conoscenza e assumere un ruolo più attivo nella creazione di valore, nella prevenzione delle criticità e nella costruzione di imprese più consapevoli e capaci di guardare al futuro.

Giuseppe Clemente
Presidente della Commissione di Studio UNGDCEC “Controllo di gestione, cultura d’impresa e imprenditorialità"